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Vignali: A Ginevra l’Italia costruisce ponti, il multilateralismo una necessità

Vignali: A Ginevra l’Italia costruisce ponti, il multilateralismo una necessità

Tutela dei diritti umani, coordinamento delle politiche migratorie, gestione delle emergenze umanitarie e sanitarie: in un contesto internazionale sempre più complesso, il rafforzamento del sistema multilaterale diventa «una necessità concreta per affrontare sfide emergenti», afferma a 9Colonne Luigi Maria Vignali, Rappresentante Permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali in Ginevra. Essere presenti a Ginevra significa anche «contribuire alla definizione di regole condivise in ambiti strategici», prosegue Vignali sottolineando che «il nostro Paese può svolgere un ruolo di ponte tra diverse aree geografiche e sensibilità politiche, come interlocutore affidabile e promotore del dialogo».

Ginevra ospita alcune delle principali organizzazioni internazionali impegnate su commercio, salute, lavoro e sviluppo. In che modo l’Italia può contribuire a rilanciare il multilateralismo in una fase in cui le crisi globali richiedono risposte sempre più coordinate?
«In un contesto internazionale segnato da conflitti, cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, il rafforzamento del sistema multilaterale non è soltanto un obiettivo politico, ma una necessità concreta per affrontare sfide emergenti che nessun Paese può risolvere da solo: dall'intelligenza artificiale alla cybersicurezza, dalla preparazione a future pandemie alla transizione ecologica. Essere presenti a Ginevra non significa dunque solo difendere gli interessi nazionali: vogliamo contribuire alla definizione di regole condivise in ambiti strategici come commercio internazionale, salute globale, tutela del lavoro dignitoso, difesa della proprietà intellettuale e governance delle nuove tecnologie. Credo sia poi importante ricordare la capacità dell'Italia di costruire consenso: il nostro Paese può svolgere un ruolo di ponte tra diverse aree geografiche e sensibilità politiche, come interlocutore affidabile e promotore del dialogo, trasformando in buone pratiche mutuabili le competenze italiane in alcuni ambiti – anche molto diversi fra loro, come ad esempio innovazione tecnologica, promozione delle indicazioni geografiche d’origine protetta o tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Inoltre è fondamentale rafforzare il rapporto tra società civile e istituzioni internazionali: il multilateralismo può essere realmente efficace solo se riesce a dimostrare la propria utilità nella vita quotidiana delle persone, attraverso una governance internazionale più trasparente e vicina alle esigenze di cittadini e imprese».

L’Italia è tornata nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Qual è il significato di questo incarico per il nostro Paese?
«Il ritorno in Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite rappresenta un importante riconoscimento della credibilità del nostro Paese nella promozione e difesa dei diritti fondamentali. È un incarico che comporta una forte assunzione di responsabilità, tenuto conto che dovremo partecipare attivamente a monitorare – e se possibile rafforzare - il rispetto della dignità della persona, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali. Il mandato in Consiglio Diritti Umani costituisce in ogni caso un'importante occasione per rafforzare la collaborazione con i partner europei e con gli altri Stati membri delle Nazioni Unite».

Quali ritiene siano oggi le priorità dell'Italia a Ginevra per rafforzare la tutela dei diritti umani in un contesto internazionale segnato da conflitti e crescenti sfide alle libertà individuali?
«Alcuni sono temi tradizionalmente sostenuti dall’Italia, come la moratoria internazionale sulla pena di morte - e possibilmente la sua abolizione nel maggior numero possibile di Paesi – o le tante iniziative per promuovere i diritti delle persone con disabilità – anche in ambito culturale. Poi naturalmente la difesa dei più vulnerabili: penso ai diritti delle persone anziane o a bambini e minori – particolarmente esposti ad abusi e rischi dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. E un’area di enorme importanza continua a essere rappresentata dalla promozione e tutela dei diritti di donne e ragazze, in vari ambiti tematici. Infine, dobbiamo proseguire il nostro impegno sulla libertà di religione, purtroppo in pericolo in moltissime aree geografiche. In ogni caso abbiamo una convinzione di fondo: la tutela dei diritti umani non è un obiettivo separato dalle politiche di pace, sicurezza e sviluppo, ma ne rappresenta il presupposto essenziale».

La sua esperienza come Direttore Generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie le ha consentito di osservare da vicino l'evoluzione dei fenomeni migratori. Quale contributo può offrire oggi la sede di Ginevra per promuovere una gestione più efficace e condivisa delle migrazioni a livello internazionale?
«Anche a Ginevra il nostro percorso negoziale resta articolato su tre ambiti principali: rafforzare la cooperazione con i Paesi d’origine dei flussi per affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari; contrastare le reti criminali dei trafficanti di esseri umani; promuovere canali di migrazione regolare e professionale. Sarà peraltro essenziale continuare a spingere per un maggior coordinamento fra le varie Organizzazioni Internazionali – soprattutto UNHCR e OIM - evitando duplicazioni e rendendo più efficaci gli interventi sul terreno. L'obiettivo è una governance del fenomeno che da un lato riconosca il diritto a non emigrare, dall’altro consenta benefici sia per i Paesi d’origine che di destinazione dei flussi».
(sip – 8 lug)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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